L'addestramento sportivo in età giovanile nelle scuole calcio

Scritto da: Dott.ssa Miriam Jahier - Psicologa dello sport – Psicoterapeuta

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Il settore giovanile presenta problematiche di diverso ordine e grado, in riferimento all’addestramento. I concetti fondamentali sono la gradualità e la metodologia utilizzata in funzione dell’età, dati gli importanti cambiamenti che si verificano da un punto di vista cognitivo, motorio, biologico e fisiologico

Normalmente, si usa pianificare e suddividere per fasce di età.

 

La prima che va dai 6 agli 11 anni, corrispondente alle attività di base (primi calci, pulcini, esordienti), che dovrebbe essere caratterizzata da gioco sportivo, inteso come psicomotricità ovvero stimolazione di abitudini motorie.

Questa fase rileva un determinato momento biologico e psicologico (prepubere) nel quale la formazione sportiva dovrà essere indirizzata alla costruzione della motricità generale con ampie sollecitazioni all’organizzazione coordinativa del movimento, alla costruzione della gestualità di base, ad attivazioni multifunzionali.

Deve essere gioco libero, con scarica dell’energia, eccitazione, novità, divertimento, ma anche in parte strutturato e quindi apprendimento e sperimentazione di semplici regole e movimenti di carattere generale.

Suddividendo maggiormente lo sviluppo, per dare maggiori riferimenti:

  •  fino a 7 anni esiste un’organizzazione di pensiero senso-motoria, cioè gli schemi mentali sono rudimentali e il movimento è organizzato secondo sequenze spazio-temporali definite. Abbiamo un egocentrismo sia di pensiero, che di azione e il comportamento è finalizzato a scaricare le tensioni. Il bambino è  impaziente, la sua attenzione è instabile, è volubile, ma molto curioso. Si dimostra particolarmente sensibile a quello che si fa e quindi alla comunicazione gestuale. Obiettivi semplici e facilmente raggiungibili. Il bambino di quest’età non si preoccupa di essere capito dagli altri, semplicemente scarica ed esprime quello che prova con tutta l’intensità del caso. Non sopporta a lungo le frustrazioni e le tensioni e necessita, emotivamente, di sostegno e approvazione.
  • Dagli 8 fino ai 10/11 anni, cominciano a maturare gli strumenti intellettuali riferiti al tempo, allo spazio, di causa, qualità, quantità, ecc. C’è una prima rappresentazione degli oggetti e il bambino incomincia a percepire un po’ la distanza tra sé e gli altri, ad avere un suo proprio pensiero sebbene ancora molto assolutistico.
  • Dagli 11 anni in poi il gioco comincia ad essere sempre più strutturato. Chiamiamo sinteticamente questa fase di “Avviamento sportivo e di formazione motoria multilaterale”.

La seconda fase, dai 12 ai 16 anni, rappresenta un momento di passaggio in quanto è caratterizzata da trasformazioni biologiche e psicologiche importanti ( fase puberale e post-puberale) sulla base delle quali si instaureranno potenziamenti e apprendimenti più specifici , qualitativi e complessi (costruzione dei requisiti condizionali) che determineranno la selezione dei giocatori.

Questa fase può essere chiamata di “Orientamento specifico e di definizione del modello sportivo”.

 

La scelta sportiva deve effettuarsi a partire dai 12 anni, momento in cui, dal punto di vista cognitivo, cominciano a svilupparsi le strutture corticali superiori e la capacità quindi di rappresentazione, di distacco dalla realtà concreta e quindi di scelta.

Dal punto di vista affettivo, si rientra in una fase di egocentrismo emotivo, dove si da importanza solo al proprio modo di sentire, che diventa unico e assoluto. Grande importanza riveste la figura dell’adulto, quale modello di riferimento, di contenimento e di guida.

La specializzazione delle capacità tecnico-tattiche deve avvenire a partire dai 16 anni, con la maggiore spinta ormonale e biologica di accrescimento.

Sono importanti i rinforzi, viste le grosse differenze in peso e altezza temporanei, ma spesso fonte di frustrazione o di bullismo.

Alcuni si sviluppano molto precocemente fisicamente, ma cognitivamente sono immaturi, altri sono cognitivamente più evoluti, ma in ritardo nello sviluppo motorio.

La pazienza e la preparazione dei tecnici sono le qualità che fanno la differenza.

 


Testo a cura della Dott.ssa Miriam Jahier

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