ANSIA AGONISTICA

A cura della dott.ssa Miriam Jahier - Psicologia clinica e dello sport

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L’ansia e lo stress sono due processi strettamente collegati.

L’ansia è sempre collegata a una situazione di paura, reale o immaginata, che provoca cambiamenti temporanei o permanenti nell’organismo, definiti per l’appunto stress.

Una certa dose di ansia, ovvero di tensione o di paura, è normale, quando si affrontano situazioni o compiti percepiti come insuperabili o quando temiamo il giudizio degli altri.

Inoltre, comporta la necessità, da parte dell’organismo, di affrontare la situazione che si presenta per risolverla e ritornare a una condizione di rilassamento e quindi di scarica della tensione precedentemente generatasi.

Il ritorno ad una situazione di calma implica dunque un riadattamento e una riorganizzazione delle informazioni, con incremento di competenza ed efficienza, più attenzione e tonicità, tanto che si parla di stress positivo o eustress.

 

Selye, 1974, medico inglese, introdusse il concetto di stressor per definire gli agenti stressanti.

Ci sono due tipi di stressor: quelli positivi e quelli negativi, chiamati rispettivamente eustress e distress.

- Stressor: provocano una variazione dell’equilibrio omeostatico e cambiamenti di parametri neurovegetativi e comportamentali (diminuisce il livello di sopportazione e ci si arrabbia per nulla), oltre che alterazioni a livello psichico (fissazioni del pensiero), motorio (agitazione o astenia), immunologico e ormonale (abbondanza cortisolo).

  • Eustress (positivo): sfide e responsabilità appropriate per l’organismo, inducenti nel tempo una maggiore competenza e soddisfazione.
  • Distress (negativo): conflitti emotivi, aspettative eccessive, pressioni troppo elevate rispetto alle capacità, lutti, disgrazie, ecc.. Le situazioni negative da affrontare sono troppo rapide e ravvicinate e l’organismo non riesce a raggiungere in tempo la distanza emotiva adeguata.

Allo stress si collegano i concetti di sforzo, velocità, forza e reazione.

 

Se lo stress è una reazione a un cambiamento, fisico o psichico, capace di turbare l’equilibrio della persona, allora si determina una spinta o uno sforzo dell’organismo per rimuovere la pressione che si è generata.

Se la pressione viene eliminata in tempi brevi avremo uno stress acuto; in caso contrario e con tempi più lunghi avremo uno stress cronico.

 

In riferimento allo stress cronico Selye definisce la sindrome generale di adattamento allo stress, o G.A.S., evidenziando tre fasi:

  1. Fase di allarme. Tutti i parametri fisiologici e le funzioni neurovegetative vengono attivate con una maggiore produzione di ormoni. Si è più vigili e attenti e pronti a reagire o combattere.
  2. Fase di resistenza. Può durare diversi anni o anche tutta la vita; l’organismo cerca di adattarsi e di normalizzare le sue risposte fisiologiche.
  3. Fase di esaurimento. L’organismo non si adatta e si verificano crollo psicofisico, stanchezza, riduzione delle difese immunitarie, aumento dei processi infettivi, produzione di cellule tumorali per la degenerazione degli organi.

Testo a cura del Dott.ssa Miriam Jahier

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