Punto di rottura? E’ solo fatica!

A cura della dott.ssa Carla Putzu – Psicologa dello Sport e Psicoterapeuta

Cell: +39 3497786947

E-mail: putzu.carla@gmail.com

 

 

Arrivare al punto di rottura significa superare il limite, andare a sbattere contro il muro insormontabile della fatica. Come fanno i runners che corrono una maratona, ad esempio, a vincere gli ostacoli imposti dalla fatica estrema ed a superare il muro?

 

L’unico modo è la consapevolezza di se stessi e del proprio corpo: solo in questo modo è possibile prevedere l’insorgenza della fatica. Percepire lo sforzo, che, a sua volta, è determinato e influenzato da diverse variabili: le caratteristiche individuali, il grado di esperienza maturata sullo specifico compito che stiamo affrontando, l’intensità, la durata e le caratteristiche intrinseche all’esercizio fisico, le condizioni esterne contingenti alla prestazione, come la temperatura, le condizioni ambientali ed infine le strategie cognitive utilizzate.

Quali sono le strategie utilizzate dai runners?

Ognuno di noi mette in atto, più o meno consapevolmente delle tecniche mentali per cercare di fronteggiare i momenti di crisi: c’è chi ascolta la musica, chi si concentra sul respiro, chi solo sull’ambiente, cercando di non ascoltare i fastidiosi segnali che provengono dal proprio corpo.

 

E’ interessante a questo proposito sapere che esistono strategie buone e altre meno efficaci, o meglio. Quello che è importante sapere è che esiste il momento buono per ciascun tipo di strategia!

 

Una strategia è quella denominata “dissociativa”, cioè di “distrazione”.

Sicuramente stai pensando che queste strategie ti consentiranno di non imbatterti nel muro.

 

Non è così.

 

Proviamo a pensare cosa succederebbe se, assorti o distratti in modo eccessivo dovessimo smettere di monitorare il nostro livello di sforzo, i parametri fisiologici legati ad esso, come la frequenza cardiaca, quella respiratoria, il dolore o… la sete, la fame.

O viceversa, se troppo concentrati sul respiro e impegnati ad ascoltare ogni segnale di dolore, ogni incremento di battito cardiaco, perdessimo di vista il ritmo della nostra andatura, la strada già percorsa e quella da affrontare, le condizioni esterne, i tempi intermedi.

 

E allora?

 

E’ necessario saper alternare “momenti di monitoraggio” della nostra macchina-corpo, per evitare le crisi, dovute al sovraccarico, o all’esaurirsi delle riserve energetiche, a “momenti di dissociazione”, in cui dovremo contrastare il pericoloso potere distruttivo che l’attenzione ai sintomi porta con sé, in quanto in grado di ingigantirli.

 

E’ chiaro che diventa necessario un addestramento alle tecniche dissociative e associative.

Bisogna imparare e poi allenare la nostra mente a sapere intervenire nei momenti giusti.

Imparare a monitorare i parametri fisiologici, le strategie di autoregolazione, di attenzione e immaginazione del percorso di gara, al dialogo positivo interno, alla definizione degli obiettivi intermedi.

 

Tutte queste abilità, infatti, non possono essere improvvisate al momento, ma studiate nei dettagli, e perfezionate proprio durante gli allenamenti tecnici, affiancandoli.

 

E' indispensabile allenare la mente a sfruttare tutte le proprie risorse, utili all’obiettivo, tanto quanto lo è allenare il proprio corpo all’esercizio fisico: è così che i top runners ottengono prestazioni eccellenti!


Testo a cura del Dott.ssa Carla Putzu

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