IL BISOGNO DI ADRENALINA - Sport Estremi: origini e complessità di una scelta oggi molto frequente

A cura della Dott.ssa Stefania Ortensi, Staff Psicosport

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Cosa spinge alcune persone a rischiare la propria vita scegliendo di praticare sport pericolosi, talvolta definiti “estremi”?

Per rispondere è necessario fare un passo indietro e capire cosa c’è alla base di tale scelta.

È ormai condivisa l’idea che nelle motivazioni alla base della propensione per una data attività sportiva, oltre a fattori biologici (es. secrezione di dopamina e adrenalina) e culturali (es. desiderio ancestrale di dominare per sopravvivere), sottendano bisogni di natura psicologica.

QUALI SONO DUNQUE I BISOGNI CHE TROVANO APPAGAMENTO ATTRAVERSO LA PRATICA AGONISTICA?

Certamente ricopre un ruolo fondamentale il desiderio di affermare la propria dominanza e superiorità nei confronti dell’avversario o delle forze della natura, accompagnato da un forte desiderio di vittoria, successo o esplorazione. Da considerare anche la spinta alla autorealizzazione e il desiderio di conoscenza di sé e dei propri limiti, sperimentando la propria capacità di resistere allo sforzo e alla fatica. Anche narcisismo ed esibizionismo possono poi giocare una parte importante.

 

PERSONALITÀ DI TIPO T

Ferdinando Dogana, esperto di psicologia della personalità, studia il profilo di questi atleti e associa le personalità caratterizzate da coraggio e sprezzo del pericolo a reazioni compensatorie o meccanismi di difesa volti ad esorcizzare ancestrali paure infantili (come per esempio il vuoto, l’altezza, il buio o il cadere) trasformandole in sfide, quasi a volersi “immunizzare alla paura”.

Questo tipo di personalità viene definito di “Tipo T” dall’inglese Thrill, che significa appunto brivido. Si tratta di persone connotate da un bisogno di provare l’estremo, amanti della scossa, alla ricerca del brivido, anche attraverso sport pericolosi.

 

TOLLERANZA AL BRIVIDO

In alcuni casi si sviluppa una forma di “tolleranza al brivido”, una sorta di assuefazione, che porta queste persone a necessitare di dosi sempre più alte di stimoli per ottenere le stesse emozioni, esattamente come succede nelle dipendenze da alcune sostanze.

Esistono anche alcuni casi in cui predominano tendenze autodistruttive, che vanno approfondite

e rielaborate.

 

LA VALUTAZIONE DEL RISCHIO

L’esempio più diffuso è quando si riscontra una componente di vissuto di onnipotenza e scarsa valutazione della realtà, per cui il rischio non viene calcolato e considerato importante.

In questi casi, infatti, dietro alla tendenza a rischiare potrebbe risiedere una sopravvalutazione di sé oppure una svalutazione della vita, con tratti più o meno consapevoli di tipo depressivo, legato ad un sentimento di insoddisfazione esistenziale.

 

IL RUOLO DELLA NOIA

Per alcune persone un ruolo centrale nella tendenza a ricercare forti sensazioni è ricoperto dalla NOIA o meglio dal suo evitamento, intesa proprio come sentimento negativo prodotto da un ambiente monotono, che porta all’esigenza di stimolazioni ed esperienze nuove.

 

Lo psicologo americano Marvin Zuckerman ha studiato a fondo questo tratto di personalità, attraverso la Sensation Seeking Scale, una scala di misurazione del bisogno individuale di sensazioni secondo

4 parametri:

 

1. disinibizione

2. ricerca di avventura ed emozioni

3. ricerca di esperienze

4. suscettibilità alla noia.

 

Più recenti studi psicologici dimostrano che i soggetti che praticano sport estremi hanno fisiologicamente bisogno di una costante varietà di stimoli e di intensità molto elevata per poter raggiungere il proprio livello di attivazione ottimale, cioè la situazione in cui si sentono meglio e rendono al massimo delle proprie potenzialità.

In una parola il FLOW, quello stato mentale di benessere che accompagna le nostre prestazioni migliori.


Testo a cura della Dott.ssa Stefania Ortensi

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