TARGET PANIC: COME GESTIRE IL "BLOCCO DELL'ARCIERE".

A cura della Dott.ssa Stefania Ortensi, Staff Psicosport

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Nel basket avere una buona percentuale di successo nei tiri liberi può essere un elemento che fa la differenza ad ogni livello e -come ogni gesto tecnico- il tiro libero va allenato, sia tecnicamente, che mentalmente.

Esistono molti esempi, anche famosi, di giocatori capaci di migliorare le loro percentuali dalla “linea della carità” con un allenamento sistematico. Quello che non tutti forse sanno è che anche un buon allenamento mentale, per il tiro libero, può fare la differenza, permettendo al cestista di acquisire, stabilizzare e correggere il gesto tecnico più velocemente.

La creazione di routine di tiro che prevedano l’utilizzo dell’imagery (visualizzazione) è certamente una strategia di concentrazione tra le più efficaci, all’interno del programma di mental training di un cestista.

Come dice il termine stesso, la visualizzazione consiste nell’immaginare mentalmente - visualizzare appunto - gesti motori o segmenti di prestazione sportiva, dapprima molto semplici e poi sempre più complessi.

Con la pratica l’imagery diventa un vero e proprio allenamento ideomotorio attraverso la rappresentazione mentale ripetuta e cosciente dell'azione motoria che deve essere appresa, perfezionata o stabilizzata.

Studi scientifici dimostrano infatti che, pur senza una reale esecuzione di movimenti, il solo immaginare un gesto motorio determina una stimolazione, seppure molto lieve, dei muscoli interessati dalla visualizzazione. Le stimolazioni non arrivano ad una contrazione esternamente visibile, ma possono essere registrate attraverso il potenziale elettrico muscolare con l’ausilio di un elettromiografo. Questo importante fenomeno ideomotorio è noto come Effetto Carpenter.

 

A riprova di questo fenomeno, una ricerca statunitense ha suddiviso in due gruppi alcuni giocatori di basket, di pari livello tecnico e abilità cestistiche. Il primo gruppo fu invitato a visualizzare loro stessi in azione prima di eseguire un tiro libero, agli altri invece non fu data alcuna istruzione. I risultati furono di sicuro interesse: circa il 55% dei giocatori che aveva utilizzato la visualizzazione ha avuto successo al primo tentativo, mentre solo il 10% degli atleti che non aveva visualizzato riuscì a fare canestro al primo colpo.

Quando infatti i giocatori si visualizzano mentre svolgono il gesto, si evidenziano cambiamenti elettromiografici negli stessi gruppi di muscoli che sarebbero stati attivati se gli individui avessero effettuato veramente il tiro libero. Questi impulsi sono così simili agli impulsi della prestazione reale che i vantaggi che l'atleta ottiene dalla visualizzazione sono equivalenti a quelli che ottiene dalla pratica motoria. (Liggett & Hamada, 1993)

Se già sul finire degli anni ’60 Ulich nei suoi esperimenti scoprì che la visualizzazione migliorava le abilità motorie in un numero di casi pari alla pratica reale, oggi c’è la consapevolezza che non solo alternando periodi di pratica mentale e training attivo, i soggetti arrivano a conseguire migliori risultati che la sola pratica, ma che le prestazioni allenate mentalmente vengono mantenute meglio nel tempo di quelle allenate fisicamente.

Utilizzare l’imagery nelle proprie routine pre-gara e pre-tiro consente di ottenere effetti positivi sia sulla qualità della performance, sia sulla percezione di autoefficacia del giocatore.

 

In un programma di preparazione mentale, ogni giocatore potrà quindi creare una propria sequenza pre-tiro altamente personalizzata costituita da immagini mentali, respiri e dialogo interno a corredo della propria preparazione tecnica all’esecuzione.

 

Un rituale di concentrazione efficace dovrà infatti essere perfettamente integrato alla routine tecnica dell’atleta, ricalcando il più possibile le abitudini funzionali già possedute. I gesti che l’atleta già compie saranno semplicemente integrati con esercizi mentali per migliorare la qualità e la regolarità della prestazione.

 

Precisa e ripetibile, la routine pre-tiro, costruita con il supporto del mental trainer, diventerà col tempo perfettamente automatizzata e parte integrante del gesto tecnico diventando una risorsa efficace per gestire le emozioni, orientare al positivo il proprio dialogo interno e fungere da vero e proprio interruttore della concentrazione del giocatore.


Testo a cura della Dott.ssa Stefania Ortensi

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