“Io sono le mie gambe” - L'esperienza del flusso di coscienza o “flow” - Atto primo

A cura della Dott.ssa Carla Putzu - Psicoterapia cognitivo-comportamentale - Neuropsicologia

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L’esperienza del “flow” o flusso di coscienza, stato in cui si ritrova chi è in pieno contatto con se stesso e la propria azione, durante la performance, è sempre più uno degli obiettivi principali dello Psicologo dello Sport.

Un nuotatore che ha provato il “flusso”, lo descrive così: “Nei momenti in cui sono stato in assoluto più felice della mia prestazione, ho avuto la sensazione di essere una cosa sola con l'acqua, con ciascuna delle bracciate che davo e con tutto quello che mi circondava... ero un tutt'uno con quello che stavo facendo. Sapevo esattamente come avrei nuotato durante la gara; sapevo di essere padrone di ogni mio gesto (…).” … “Perdi il senso del tempo e sei completamente rapito da quello che stai facendo (…). Non esistono il passato e il futuro, ma solo un presente in cui ti trovi.“

Ti è mai capitato di sentirti così? Perchè può capitare a chiunque. Probabilmente è capitato già anche a te, ma non sapevi che eri nel tua “zona di flusso”.

 

E’ un momento quasi magico, in cui non senti alcuna fatica, hai il pieno controllo di quello che accade e che accadrà. Il tempo rallenta e rallenta anche il tuo gesto atletico. E...ti senti onnipotente e ti sembra che il tuo avversario lotti inutilmente contro di te.

 

L'esperienza di flow è proprio questo: una condizione psico-fisica in cui siamo particolarmente concentrati sul compito, o sul gesto atletico, ne siamo totalmente coinvolti da un punto di vista emozionale e, contemporaneamente, percepiamo che la difficoltà dell'azione e la nostra capacità di eseguirla sono in pieno equilibrio, regalandoci sensazioni di piacere intrinseco, che derivano dalla soddisfazione di riuscita.

 

Questo stato mentale ottimale richiede:

  • l’esistenza di un obiettivo, che sia, per te, sufficientemente stimolante: difficile, ma non impossibile;
  • devi sentirti capace ed impegnato, al punto giusto;
  • devi sentire di avere profondo interesse e motivazione per quello che stai facendo e attenzione, orientata solo sulla situazione che stai vivendo in quel preciso istante, senza alcun giudizio, senza aspettative, senza distrazioni

E' importante comprendere che “l'esperienza ottimale”, sopra descritta, è raggiungibile da chiunque, non serve essere dei campioni: il punto chiave è la percezione individuale dell'equilibrio tra sfida e abilità che possiedi per risolverle!

 

Difficoltà troppo elevate e bassi livelli di abilità generano percezioni di inadeguatezza, ansia e stress. Al contrario, un compito vissuto come troppo semplice rispetto alle capacità, genera noia o insoddisfazione.

 

Nel flow mi sento pienamente assorbito dalla mia prestazione e ogni risorsa mentale è impegnata nell'esecuzione delle azioni necessarie al mio compito: questo è di per sé fonte di benessere e conduce ad avere una prestazione perfetta, senza cercarla.

 

Il messaggio è che non possiamo aspettarci il flow, se stiamo inseguendo le sfide di qualcun altro o se il nostro controllo attentivo è orientato al corridore davanti a noi...

 

“Io sono le mie gambe”: questo pensiero è comparso spontaneamente nella mia mente, in uno dei miei momenti di flow, in cui le uniche sensazioni consapevoli provenivano dai muscoli delle mie gambe, che avvertivo forti, precise, abili, leggere e perfettamente sincronizzate col mio respiro e il mio cuore!

 

Adesso uso quel pensiero, richiamandolo volontariamente, ogni volta che cerco di portare l'attenzione sul compito.

 

Durante questo tipo di esperienza va tutto bene, tutto scorre, appunto, e se mi trovo in questo stato, molto probabilmente, otterrò quella che poi descriverò come la mia prestazione migliore.

 

A meno che… a meno che non accada qualcosa, qualsiasi cosa, che spezzi il flusso di energia.

 

In questo caso, beh, è assolutamente d'obbligo aver preparato un piano B.

 

Ma... di questo vi racconto il mese prossimo!


Testo a cura della Dott.ssa Carla Putzu

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