"THE SECOND IS THE FIRST LOSER"...VERO O FALSO?

A cura della Dott.ssa Stefania Ortensi, Staff Psicosport

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Prendiamo spunto dalla pluri citata frase di Enzo Ferrari, molto diffusa nel mondo dell'agonismo. Il secondo è davvero il primo degli ultimi?

Dipende!

Da che cosa?

Da che tipo di obiettivi si è posto l’atleta.

La differenza nella percezione di un secondo posto risiede nella modalità in cui si sono pianificati gli obiettivi nel lavoro di preparazione dell’atleta.

Esistono infatti obiettivi di prestazione, orientati al “fare bene” e alla qualità della performance e obiettivi di risultato, basati sulla posizione in classifica che si vuole raggiungere. Certamente è bene che un atleta consapevole rifletta su entrambe le cose, ma dal punto di vista motivazionale è sempre consigliato prediligere obiettivi di prestazione per due ragioni.

Innanzitutto, perché lavorare sulla prestazione innalza la qualità della nostra performance e di conseguenza i nostri risultati in termini di punteggi o classifiche necessariamente miglioreranno. In seconda analisi perché concentrarsi prevalentemente sul risultato significa porsi degli obiettivi per il raggiungimento dei quali molto dipende da fattori esterni, che non possiamo controllare: in primis gli avversari e le loro performance.

Avere obiettivi di cui non si possiede il pieno controllo generalmente genera nell’atleta ansia e frustrazione e paradossalmente possono diventare un ostacolo alla prestazione. Ad esempio pensare al punteggio o alle prestazioni avversarie durante la propria prova, anziché concentrarsi solo sul “qui ed ora” e sulla prestazione in quel momento agita, può diventare un fattore altamente distraente.

Stabilire quindi degli obiettivi di prestazione personali, chiari e precisi è uno dei principali metodi per incrementare la propria performance, mantenere alto il livello di impegno e non perdere motivazione.

 


Testo a cura della Dott.ssa Stefania Ortensi

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