COSTRUTTIVISMO E SPORT - I parte

A cura di:

Dott.ssa Francesca Del Rizzo – Psicologa Psicoterapeuta

Email: francesca.delrizzo@tin.it

Dott.ssa Gloria Pavesi – Psicologa Psicoterapeuta

Email: studio.gloriapavesi@gmail.com

 

 

 

La Psicologia dei Costrutti Personali (PCP), elaborata da Kelly, nel 1955, considera la persona come una unità irriducibile ed organizzata, in continuo sviluppo e sostanzialmente impegnata nel dare attivamente senso e significato alla propria esperienza.

 

La dimensione minima che sta alla base di questa attività viene denominata "costrutto": attraverso i costrutti personali le persone canalizzano l'esperienza ed il suo movimento nella vita: grazie alle sue costruzioni, la persona infatti anticipa cosa avverrà in seguito alle sue azioni e di conseguenza opera delle scelte.

 

I costrutti sono considerati, non come delle entità “reali”, ma come elementi di discriminazione operati dall’individuo: chiavi di lettura che rendono il mondo comprensibile, senza le quali “il fluire degli eventi apparirebbe come indistinto e privo di senso” (Kelly, 1955).

 

In merito alla motivazione che muove le persone, Kelly parte dal presupposto che le persone non siano mosse da premi o punizioni o da istinti, ma che siano esse stesse forme di movimento. Le possibilità di movimento che ciascuno di noi costruisce per sé dipendono dal significato che diamo alla realtà.

 

Le scelte che compiamo orientano il movimento verso l’alternativa che prevediamo permetta le maggiori possibilità di sviluppo del nostro sistema e della nostra esperienza.

 

Secondo la PCP queste scelte non sono necessariamente consapevoli.

 

Intervento in psicologia dello sport a sfondo costruttivista

Il fuoco di interesse dell’intervento costruttivista in ambito sportivo è rappresentato dalla persona che fa sport e dal significato che dà senso al proprio mondo e al proprio agire nel mondo sportivo.

 

Ogni atleta ha proprie teorie su di sé, sulla sua prestazione, sul suo funzionamento, sulla sua relazione con l'allenatore, sull'allenatore... e così via.

Queste teorie vengono costantemente messe alla prova dell'esperienza e, nel momento in cui si rivelano inadeguate, possono essere modificate.

 

Il ruolo dello psicologo è quello di comprendere il modo in cui l’atleta attribuisce significato alla propria esperienza attraverso lo sport, aiutandolo a portare ad un maggiore livello di consapevolezza le sue "teorie", per poter raggiungere una maggior capacità di azioni efficaci ed una migliore padronanza di sé.

 

Strumento centrale dell’intervento è la relazione, tesa alla comprensione. Una relazione paritetica, aperta all’influenza reciproca, rispettosa dei diversi modi di vedere il mondo di chi vi partecipa ed aperta all’assunzione di nuovi punti di vista per ricostruire gli eventi, senza considerare nessuno di essi come verità assoluta o definitiva.

 

L’atleta diventa attivo: esce dal ruolo di chi riceve passivamente istruzioni e partecipa ponendo al centro della relazione la propria esperienza e le proprie dimensioni di significato, in qualità di esperto di se stesso.

 

Quali sono le implicazioni per l'atleta?

Ne discuteremo nella seconda parte dell’articolo…

 

Bibliografia

  • Bannister, D. & Fransella, F. (1971). Inquiring man. The psychology of personal constructs. Harmondsworth: Penguin books. Trad. it. L’uomo ricercatore, Firenze: Martinelli, 1986.
  • Kelly, G.A. (1955). The Psychology of Personal Constructs. Vol. 1 e 2. New York: W. W. Norton.Kenny, V. & Gardner, G. (2013). Le due psicologie della comprensione e della manipolazione, http://www.oikos.org/ldpdc.htm dal sito: http://www.oikos.org
  • Maturana, H. & Varela, F. (1987). L'albero della conoscenza. Milano: Garzanti.

 


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