ANSIA PRESTATIVA

A cura della dott.ssa Miriam Jahier - Psicologia clinica e dello sport

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L’ansia prestativa è una delle componenti dell’ansia, ma non è l’unica.

Quando si parla di ansia, intanto, si fa riferimento ad uno stato emotivo temporaneo, che porta a provare sensazioni fisiche di tensione, non necessariamente negative. Si va dall’eccitazione all’affanno, dall’agitazione alla paura.

Nello specifico, l’ansia modifica diversi parametri, tra cui gli aspetti cognitivi, emotivi e fisiologici, con conseguenti risposte comportamentali, che vanno dalla prontezza e attacco fino alla paura e fuga o al blocco psicomotorio.

Nello sport, e non solo, esistono diversi tipi di ansia che riguardano l’ansia da prestazione, riferibile a una situazione specifica contestuale, come una gara, esami o il parlare in pubblico:

  • ansia anticipatoria, che mobilita risposte cognitive anticipatorie dell’evento con conseguenti pensieri di preoccupazione e tensioni emotive di agitazione e panico;
  • ansia di stato, che hanno tutti e che si riferisce a una mobilitazione di risposte neurofisiologiche e comportamentali temporanee, con il conseguente recupero e ritorno al livello basale non appena termina la situazione che si sta affrontando;
  • ansia di tratto invece si riferisce a un aspetto o “tratto “ stabile della personalità, legato a situazioni di vita pregressa. Ha a che fare con componenti sia fisiologiche che ambientali, che si sono fissate nella personalità, determinandone rigidità strutturali e somatizzazioni fisiche.

Nel corso di una prestazione, fisica o mentale, chi ha l’ansia di tratto partirà con un livello di soglia di tensione più alto rispetto a chi non ce l’ha e finita la prestazione non riuscirà mai a raggiungere il livello di base.

Questa situazione determina delle continue tensioni, a livello cognitivo, muscolare ed emotivo, con la conseguente caduta prestazionale.

 

L’Ansia è, infine, strettamente connessa con l’energia o arousal e nello specifico ad una eccessiva attivazione di energia rispetto al compito che si deve affrontare. L’arousal o Energia è legato a componenti fisiologiche e motivazionali. Ognuno ha il suo livello e va individuato, al fine di individuare poi quello ottimale e allenarlo, per arrivare alla fine della prestazione. Se si ha poca energia non c’è attivazione e ci si annoia; se ce n’è troppa, questa termina prima della fine della prestazione oppure si trasforma in ansia.

 

Per arrivare allo stato di flusso o flow (Hanin 1997 IZOF) è necessario che le abilità di ognuno siano proporzionali al livello di difficoltà del compito e che l’attivazione sia quella ottimale per l’individuo, né troppa, né troppo poca, con uno stato di calma emotiva ed una certa freddezza e lucidità cognitiva.

 

Questo permette di essere concentrati per tutta la durata della prestazione, cioè di rimanere a focus.

Modello di Flow di Hanin 1997

COSA FARE

Per raggiungere questo stato ottimale esistono dei programmi specifici basati sulla riduzione dell’ansia corporea e di quella cognitiva.

La metodologia utilizzata può essere sintetizzata in un acronimo facilmente memorizzabile: P.A.S.S.I.

 

- P: punti di forza, cioè individuare le abilità e le competenze necessarie per raggiungere le prestazioni ottimali (a livello fisico, tecnico, mentale, tattico);

 

- A: attivarsi, cercando il livello ottimale per essere focalizzato sul compito, definendo il range entro cui stare. Definire gli obiettivi di prestazione e che siano misurabili e concreti;

 

- S: sintonizzarsi ovvero rilassare il corpo e trovare il giusto livello di concentrazione al compito in modo da sapere sempre a cosa prestare attenzione;

 

- S: sincronizzarsi ovvero percepire l’ambiente circostante, cercando di essere fluido, integrato e in armonia e a proprio agio. Sii presente nella situazione;

 

- I: interiorizzare le sequenze allenate a livello corporeo e mentale in modo che diventino delle routine. Questo permette di essere sempre a focus, lucido, concentrato e calmo.

 

La preparazione mentale, in definitiva, identifica e allena le caratteristiche che un atleta deve avere per essere al massimo, da un punto di vista mentale, oltre a dare indicazioni ai tecnici e a migliorare la comunicazione ai diversi livelli tra atleta e tecnico, tra atleti e tra atleta e dirigenza.

 

Riferimenti:

  • R. Butler- Psicologia e Attività Sportiva –Il pensiero scientifico Editore
  • M.Jahier- Programmi di intervento gestione ansia somatica “Performance e Benessere” – www.mindtrainer.it
  • Saibene, Rossi, Cortili – Fisiologia e Psicologia degli Sport – Zanichelli

Testo a cura del Dott.ssa Miriam Jahier

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