La somniloquia, spesso innocua, può diventare un campanello d’allarme se associata ad altri disturbi. Ecco cosa sapere e come migliorare il riposo.
Il parlare nel sonno, noto in medicina come somniloquia, è una delle parasomnie più comuni: può manifestarsi in qualsiasi fase del sonno, sia REM che non REM, e coinvolge una vasta fetta della popolazione. Si stima infatti che fino a due terzi delle persone abbiano avuto almeno un episodio nella vita, con una maggiore incidenza nei bambini e una graduale riduzione con l’età.
Parlare mentre si dorme può avvenire in modi molto diversi: da sussurri appena percettibili a frasi intere gridate ad alta voce, fino a borbottii incomprensibili o monologhi articolati. In alcuni casi, i contenuti possono essere negativi, volgari o emotivamente carichi, eppure la persona coinvolta non ne ha memoria al risveglio.
Studi linguistici hanno evidenziato che circa la metà delle frasi pronunciate durante il sonno risultano incomprensibilio ovattate, mentre l’altra metà segue strutture grammaticali coerenti, con pause e cadenze simili al parlato cosciente. Il fenomeno, sebbene spesso innocuo, può disturbare chi dorme accanto, creare disagio nella vita privata o, nei casi più complessi, segnalare un problema da approfondire.
Le possibili cause del parlare nel sonno
La scienza non ha ancora individuato una causa precisa della somniloquia, ma alcune correlazioni sono ormai consolidate.
Tra i fattori più comuni:
Stress e ansia prolungati
Privazione di sonno o orari irregolari
Apnea notturna non diagnosticata
Abuso di alcol o sostanze
Jet lag o squilibri del ritmo circadiano

Inoltre, studi su gemelli suggeriscono una possibile componente genetica, con una frequenza più alta tra chi soffre anche di sonnambulismo, bruxismo o incubi notturni.
Alcune ricerche indicano un legame tra somniloquia e condizioni psicologiche, in particolare nei soggetti affetti da disturbo da stress post-traumatico (PTSD). Tuttavia, nella maggior parte dei casi, non esistono cause patologichesottostanti.
È importante distinguere il parlare nel sonno da altri comportamenti notturni simili, come la catatrenia (emissione di gemiti respiratori) o i disturbi comportamentali legati alla fase REM, dove il corpo può agire fisicamente i sogni.
Parlare nel sonno fa male alla salute?
In linea generale, no. Parlare nel sonno non è pericoloso, né compromette direttamente la salute di chi ne soffre. Tuttavia, può influire negativamente sulla qualità della vita, soprattutto in ambito familiare o di coppia.
Il rumore notturno può disturbare chi dorme nella stessa stanza, causando risvegli frequenti, insonnia secondaria o affaticamento diurno. In alcuni casi, le frasi pronunciate possono essere imbarazzanti, generando ansia o malintesi nella relazione.
Quando la somniloquia si accompagna ad altri sintomi – come russamento intenso, pause respiratorie, aggressività durante il sonno o sonnolenza diurna eccessiva – è consigliabile consultare un medico del sonno per escludere disturbi più complessi come l’apnea ostruttiva o la narcolessia.
Anche se non esiste una cura specifica per la somniloquia, alcuni accorgimenti pratici possono ridurne la frequenza e migliorare la qualità del sonno:
Mantenere orari regolari, evitando bruschi cambiamenti nel ciclo sonno-veglia
Limitare alcol, caffeina e pasti pesanti prima di andare a letto
Esporsi alla luce naturale durante il giorno e praticare attività fisica moderata
Creare un ambiente favorevole al sonno: buio, silenzioso e senza stimoli elettronici
Dedica tempo al rilassamento prima di dormire, con letture leggere, musica o tecniche di respirazione
Chi convive con una persona che parla nel sonno può trovare beneficio dall’uso di tappi per le orecchie, rumore biancoo, nei casi estremi, dalla separazione temporanea delle camere, per proteggere la propria qualità del sonno.
Nel 2025, grazie alla diffusione di app di monitoraggio del sonno e registratori automatici notturni, è più semplice tenere traccia degli episodi di somniloquia e presentare dati concreti a un esperto, in caso di valutazione clinica.