Tra sfide personali e regole quotidiane: cosa consigliano gli esperti per ridurre l’uso compulsivo dello smartphone, senza rinunciare alla connessione.
Il telefono in tasca vibra. Ma non è successo niente. Nessuna notifica, nessun messaggio. Solo un riflesso mentale, un’abitudine dura a morire. In Italia, il 91% degli utenti non lascia passare un’ora senza controllare lo schermo, in un ciclo continuo di scroll, chat e aggiornamenti social. Una dipendenza silenziosa, così pervasiva da sembrare ormai inevitabile. Eppure, spezzare il meccanismo si può. Non con grandi rivoluzioni, ma con piccole pratiche concrete che, giorno dopo giorno, aiutano a ritrovare il controllo.
Strategie semplici e quotidiane per interrompere la dipendenza
Quando si parla di digital detox, il rischio è quello di perdersi in teorie o soluzioni drastiche che spesso si rivelano insostenibili. Molto più efficace, secondo diversi esperti intervistati nel 2025, è partire da obiettivi realizzabili, pensati per adattarsi alla propria routine.
Un esempio? L’autrice britannica Freya India, diventata punto di riferimento per le giovani generazioni con il suo libro Girls, suggerisce una strategia tanto semplice quanto potente: creare una sfida personale. Iscriversi a una corsa senza aver mai corso, organizzare una cena senza saper cucinare: tutto ciò che obbliga a concentrarsi su un obiettivo reale, tangibile, porta il cervello a disinteressarsi — anche solo per qualche ora — dell’universo digitale.

Questa strategia, sempre più citata nei programmi di benessere psicologico del 2025, è efficace perché sostituisce l’assenza del telefono con una nuova gratificazione, quella del progresso. E più l’obiettivo è audace, più sarà necessario mettere da parte le distrazioni.
Un’altra tecnica molto citata nei corsi per il benessere digitale è quella di stabilire un punto fisso per la ricarica dello smartphone. Semplice, ma cruciale: quando si entra in casa, il telefono va lasciato sempre nello stesso punto. Così non si ha la tentazione di portarlo con sé da una stanza all’altra. Il solo fatto di dover alzarsi per andarlo a prendere scoraggia l’impulso compulsivo e ci fa riflettere se davvero ne abbiamo bisogno.
Perché in vacanza non ci si disconnette più (e come invertire la tendenza)
Un paradosso inquietante: molti riescono a stare lontani dallo smartphone più facilmente durante il lavoro che in ferie. Quando si ha più tempo libero, spesso lo si colma con una maggiore permanenza davanti allo schermo. È successo anche durante l’estate 2025, secondo recenti sondaggi sulle abitudini digitali: solo il 27% degli italiani dichiara di aver diminuito il tempo di utilizzo dello smartphone in vacanza, mentre per il 42% il tempo trascorso online è aumentato, anche per la difficoltà di gestire il tempo vuoto.
Questo dimostra come la dipendenza da smartphone non sia legata solo alle notifiche, ma alla necessità — ormai automatica — di riempire ogni momento morto. Per contrastare questa tendenza, sempre più scuole, associazioni e gruppi di benessere promuovono nel 2025 attività di gruppo senza telefono: cene “offline”, passeggiate disconnesse, weekend detox in aree senza segnale.
Il cambiamento non passa per la rinuncia totale alla tecnologia — oggi irrealistica — ma per una riappropriazione consapevole del proprio tempo, lasciando che sia l’essere umano, e non il dispositivo, a scegliere cosa fare.
Rendere meno automatico il gesto di sbloccare lo schermo è già un passo importante. Ma serve anche riprogrammare il proprio tempo libero, coltivando obiettivi, sfide, abitudini che restituiscano significato al quotidiano. Il problema non è lo smartphone in sé, ma la perdita di attenzione e la passività con cui, a volte, lo utilizziamo. In un mondo dove ogni secondo può essere scrollato via, rallentare diventa il gesto più rivoluzionario.